Isole del tesoro
12 settembre 2012
Nella gioia di Alessandro Zanardi che sventola la bandiera italiana alla fine delle sue Olimpiadi c’è qualcosa che resiste nei giorni, i nostri, questi.  Forse una piccola ruga attorno agli occhi molto simile a quella offerta da Robert Kubica nelle stesse ore.  Per tenere al centro della scena questi due volti, queste due storie, basta dare un’occhiata all’edicola mentre sei lì ad acquistare un giornale.
Arriva l’autunno e questo cambio di stagione incastonato in un tempo gramo, per di più propedeutico all’inverno, offre sulle copertine patinate – una sfilza, messa lì come una rassegna di capi in vetrina – volti notissimi e triti nei loro sorrisi. C’è la solita presentatrice del programma domenicale, il solito presentatore del “nouvo” show del sabato, la trita signora del pomeriggio in tv,  eccetera, eccetera eccetera. Tornano e stanno, come se niente fosse. Somigliano a Gasparri che continua a parlare nei tg ad ogni ora, come se non avesse già detto e stradetto. Somigliano alla Santanchè che continua a strillare come  se avesse qualcosa di nuovo, di giusto, di ascoltabile, da distribuire. Somigliano a Veltroni che presenta il suo libro, come se fosse portatore di chissà che. Già , come se. Come se ci fosse davvero spazio ancora per avere a che fare con una memoria fresca e nostra, assai dolente, portatrice di un fallimento anche un po’ nostro, dentro il quale stiamo cercando di uscirne in qualche modo. Possibilmente evitando di avere a che fare sistematicamente con i simboli del nostro percorso, così farcito di errori. Vediamo, anzi rivediamo per l’ennesima volta loro e rivediamo all’ istante noi stessi, in qualche modo complici di una euforia effimera, di una complicità da pentimento, di un dissenso inascoltato, di una pigrizia colpevole.  Così, non potendo scaricare sull’altro, su altri, all’infinito, questa vena depressa che non ci molla, lì, stiamo, bloccati e inermi, incapaci di individuare un come. E’ in questa penombra sprovvista di idee, scarica di energie che irrompono quelle rughe minime ma preziose. Sono  indizi certi sulla mappa del tesoro. Le rughe di Alessandro Zanardi e di Robert Kubica hanno qualcosa in comune, tra loro e con noi. Sono segni di una sofferenza suprema, segni che fornisce soltanto il dolore, non importa se fisico o psichico, segni che incide la paura, lo sgomento, la sensazione comunissima ed estrema, di smarrimento.  Non solo, per fortuna. Quelle rughe manifestano, nel contempo,  in una gioia intima e riconoscibile. Compaiono sopra volti incapaci di nascondere i capitoli di una avventura meravigliosa. In qualche modo indicano un’occasione colta. Il prezzo possiamo immaginarlo, sta esposto pure quello, in perfetta evidenza, con tanto di corredo fotografico. E’ altro, certo, ed è per questo accettabile visto che proprio il prezzo fissa la luminosità del sorriso.  Questo e basta sulle copertine dovrebbe stare, questo va messo in evidenza, a casa, sui muri, ovunque.  Persone non semplicemente protagoniste di una rivincita, di un clamoroso riscatto, ma capaci di veicolare, persino senza volerlo, senza bisogno di alcun proclama, senza parole,  una voglia di mettersi in piedi, prendere su e partire, ripartire, fare disfare, spaccare legna, muri, montagne, alè.  Zanardi e Kubica, certamente. Come loro, molti altri, gente pronta a fare fronte e scovare risorse, qualunque cosa accada. Gente innamorata della vita e proprio per questo vivissima e capacissima di tritare una fatica che pare, talvolta,  insormontabile.  Entrambi, Kubica e Zanardi, sono stati costretti ad esplorare zone ignote. Dentro l’anima, la testa, attorno a loro, per un viaggio obbligato ma, visto ora, visto da qui, del tutto sorprendente.  Ciascuno di noi, pur in una necessità meno eclatante o meno drammatica, può cogliere lo straordinario suggerimento di un’esperienza così densa.  C’è sempre un residuo di energie da impegnare, un patrimonio intimo da investire, una forza misteriosa da scatenare.  Basta scovarla, mettersi in testa di potercela fare, provare a farcela.  Sfruttando la scia splendente di chi ce la fa, ce l’ha fatta, tralasciando modernamente, una buona volta, chi ci trattiene, sorridendo, in uno stagno buio.
di Giorgio Terruzzi
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gregang - 12/09/2012
Bravo Terruzzi !!!!
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GTLBRM - 12/09/2012
L’articolo ha il merito di innalzare il nostro giornalismo sportivo a qualcosa di più di numeri o gossip vari..e a Giorgio va dato il merito di essere artefice di questo da molto tempo..i miei complimenti Signor Terruzzi…grazie..
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frankiebeerross - 12/09/2012
Caro terruzzi………..sembri il dott. costa! quando parla dei piloti come se fossero suoi figli e forse ha ragione,però un consiglio non mettere di mezzo i politici ma capisco il concetto.Poi loro(le mummie)come li chiamo amorevolmente io,non sono degni di essere nello stesso discorso con due valorosi uomini come roby-alex………..perchè valgono zero visto come è messo il paese!.
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cipi85 - 12/09/2012
Rischio di diventare ripetitiva, ma la sua capacità di cogliere questi aspetti, la rende non solo uno dei giornalisti per me più bravi e competenti, ma soprattutto un grande uomo. Comunicare messaggi, emozioni, al di là della notizia e dell’abilità di scrittura, è ciò che fa di lei e della sua redazione i migliori (secondo la mia umilissima opinione)
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totinho1234 - 12/09/2012
ennesimo pezzo stupendo scritto da parte di un ottimo giornalista. io mi sorprendo quando Terruzzi viene criticato aspramente per alcuni suoi articoli. é uno dei pochi giornalisti che scrive di sport, nel vero senso della parola: lo sport è vita, passione, dolore, gioia, sconfitta, rinascita…e nessuno come lui è attento e bravo a cogliere profondamente ogni sensazione, emozione, situazione! è riuscito a mantenere una “propria coscienza giornalistica” in un mondo mediatico dove tutto sembra statico “trito e ritrito”! GRANDE GIORGIO!!
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ayrton - 12/09/2012
Bravo Terruzzi
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tifoso corretto - 12/09/2012
egregio terruzzi
confesso che lei mi sorprende sempre con articoli mai banali con i quali non posso altro che trovarmi in sintonia.
Noto che lei ha citato anche dei politici ( e giustamente non con toni edificanti) beh, si prepari a ricevere purtroppo le lamentele degli
” scherani” schierati.
Buon lavoro.
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joyrid - 13/09/2012
Grande Giorgio,
centrato in pieno!!!!
questi sono i tuoi articoli che aspetto sempre…Quando parli di questa gente poi ti si illuminano gli occhi,e come darti torto!
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Zoro23061978 - 13/09/2012
Complimenti davvero. Riesce ad essere sempre sul pezzo portando spunti di riflessioen diverso. Peccato non parli anche di altri sport, il suo modo di di scrivere a volte dissacrante sempre ironico, mai banale o sgarbato servirebbe molto a rendere lo sport quello che è. Una competizione fra persone, fatta seguendo delle regole, nella quali ognuno da il massimo. Inoltre quando parla a livello umano riesce ad essere sempre leggero, mai banale e molto attento. Complimenti di nuovo.
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arianna d.f. - 24/09/2012
Ciao Giorgio
ogni cosa scritta da te, che sia articolo o libro, è spunto per riflessioni, per visioni da altre angolature, con altre lenti. Come un continuo link stimoli e inviti a non fermarsi mai alla prima impressione, a non andare mai dietro al gregge.
L’averti conosciuto da ragazzo non fa che aumentare il piacere di leggerti…
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